Pikmin 4 titolo

Pikmin 4 – Recensione

Negli ultimi tempi abbiamo avuto diverse occasioni di trattare il piccolo, ma sorprendente mondo “naturalistico” creato da Shigeru Miyamoto ai tempi del GameCube, e in particolare con Pikmin 4 (disponibile da GameStop a questo link) avevamo avuto un intrigante primo contatto verso fine giugno, da cui era emerso una certa fiducia in merito alla bontà di quello che poteva rivelarsi il pacchetto finale.

Nel mentre le settimane sono passate e abbiamo potuto farci un bel viaggio nel passato grazie alla “riedizione” dei primi due capitoli della serie, che con il pacchetto Pikmin 1 + 2 ci ha raccontato come è nata questa bizzarra serie di avventure green che profuma dei sognanti racconti di Terry Pratchett, ma al tempo stesso inquieta il giocatore dando vita a veri e propri incubi in miniatura.

Perché per quanto negli anni si sia parlato della serie ponendo come elementi distintivi la creatività del concept e la simpatia delle piccole creature dotate di fogliolina, spesso si è dimenticato di evidenziare come Pikmin 4, e così gli altri episodi prima di lui, mettano in scena le avventure di viaggiatori dispersi, privi di risorse e costretti ad ambientarsi in un ambiente sconosciuto e ostile, pronto a colpire senza pietà ogni passo incerto.

Ed è su questo equilibrio che si danza in questi titoli, catturati e trasportati da ogni carineria e pucciosità espressa a livello audiovisivo e al tempo stesso dovendo però fare i conti con creature dall’aspetto terrificante (e dalle abilità imprevedibili), che si metteranno sul nostro cammino con l’intenzione di trasformare i nostri amici vegetali, e ultima speranza di salvezza, nel loro pasto.

Con oltre 20 anni di esperienza sulle spalle, Pikmin 4 arriva su Nintendo Switch con l’ambizione (legittima, come evidenziato in fase di anteprima) di diventare il capitolo più bello, completo, divertente, accessibile e riuscito del franchise, andando a incastonarsi tra le gemme di una libreria sempre più vasta e ricca di produzioni esclusive e originali. È tempo quindi di capire se questa produzione sarà finalmente in grado di far compiere il balzo decisivo a una serie che nel tempo è sempre sembrata secondaria per Nintendo, nonostante le indubbie qualità.

Non vorreste fosse il vostro giardino?

L’inizio è di quelli buoni, fatti come si deve: senza esagerare in termini di valori produttivi si viene introdotti in una storia semplice, che vede il capitano Olimar visitare un mondo a lui sconosciuto alla ricerca di risorse per riparare la sua tecnologia e per lanciare un SOS, essendo praticamente naufragato su un pianeta ostile a lui incomprensibile per strutture, dimensioni e creature.

Chi ha seguito gli episodi precedenti noterà subito come in qualche modo, la storia del piccolo esploratore spaziale vada in un certo senso a riscrivere gli eventi del primo capitolo. Il capitano sta vivendo la sua prima avventura di questo genere, la nave sembra la stessa vista in Pikmin 1 ma questa volta non è solo, in quanto è accompagnato dalla fedele Moss, una bizzarra canide a 2 zampe che lo aiuta in ogni attività, sia negli spostamenti che nell’inevitabile uso della forza.

Con oltre 20 anni di esperienza sulle spalle, Pikmin 4 arriva su Nintendo Switch con l’ambizione di diventare il capitolo più bello, completo, divertente, accessibile e riuscito del franchise

Una bella sorpresa, già! E in breve si torna a far pratica di quelle che sono le meccaniche della serie: Olimar possiede l’innata capacità di controllare le piccole creature con il suo fischetto e, di seguito, spedirle a compiere differenti azioni che possano essere combattimenti o raccolta delle risorse. Un po’ come negli RTS a la Command & Conquer e Starcraft, ma in formato kawaii e concentrato più sul personaggio che su un’intera area di gioco. Nulla di cui preoccuparsi però, perché pad alla mano tutto funziona decisamente bene e presto ci si trova a lanciare Pikmin a destra e a manca, sfruttando anche il supporto (disattivabile) del sensore di movimento per dei lanci di precisione.

C’è spazio anche per l’apprendimento delle skill del nostro fedele aiutante, che può trasportare Olimar e i Pikmin come fosse un grosso mezzo di trasporto e usare la sua “massa” per lanciarsi contro i nemici o distruggere alcuni ostacoli. Ed essendo un segugio, è inevitabile che metta al servizio del suo padrone il suo fiuto, utile a rintracciare sia oggetti che esseri viventi. Una volta completata questa fase di tutorial, ha il via la “nostra” vera avventura.

Occin è la star del gioco

Pikmin 4 infatti, per la prima volta nella serie, mette il giocatore stesso nei panni del protagonista, offrendo un limitato (ma funzionale) editor per fare forma a un personaggio unico e distinto per ogni partita. Niente Olimar (Pikmin 1), niente Louie (Pikmin 2), Charlie, Brittany o Alph (Pikmin 3): a questo giro impersoneremo un’inesperta recluta della squadra di soccorso, impegnata nel compito di… soccorrere la squadra di soccorso sulle tracce del capitano Olimar.

Una scelta narrativa utile a giustificare le prime, cadenzate, ore di gioco, spese nell’apprendimento delle tantissime dinamiche di gameplay e nella familiarizzazione con i tanti personaggi presenti. Perché Pikmin 4 non si limita a costruire sui predecessori, integrando praticamente ogni meccanica di gioco creata in passato, ma aggiunge un numero davvero consistente di possibilità.

È chiaro come si abbia tra le mani un gioco che punta ad offrire un’esperienza articolata e corposa ma che al tempo stesso non vuole essere punitivo o frustrante.

Il gameplay loop è decisamente più semplice del previsto: ha inizio una giornata, ci si reca in un’area di gioco (da sbloccare gradualmente), si va alla ricerca di superstiti della squadra di ricerca e di tesori (utili a recuperare le funzioni della nave della squadra) e si affrontano le creature autoctone per rendere l’esplorazione successiva più agile. Il tutto entro il tramonto, momento in cui capitano e Pikmin si ritirano per evitare i pericoli notturni.

Nel mentre si raccolgono, producono e salvano Pikmin da aggiungere alle nostre fila, ognuno caratterizzato da abilità specifiche. I Pikmin rossi sono fisicamente più forti e possono resistere al calore e alle fiamme, i Pikmin gialli possono essere lanciati sui punti più alti in quanto più leggeri degli altri e sopportano l’elettricità mentre i Pikmin blu sono in grado di nuotare (gli altri affogano se non li richiamate per tempo col fischietto, è una scena orribile). A loro si aggiungono le creature che potranno aggiungersi alla nostra squadra solo in determinati contesti, e quindi non possono essere “prodotti in abbondanza” (non in condizioni normali, quatomeno) come i Pikmin ghiacco, in grado di congelare specchi d’acqua e nemici, Pikmin roccia in grado di spaccare pareti di vetro e corazze, Pikmin volanti abili nel cielo e i Pikmin iridescenti, che emergono solo di notte.

In Pikmin 4 le creaturine… volano!

Alla fine di ogni giornata si faranno i conti di quante siano le risorse raccolte, i naufraghi salvati e i Pikmin acquisiti o persi in battaglia, andando a scandire i nostri progressi. Fortuna vuole che non esista, al contrario del primo capitolo, un limite di giorni utile per la nostra avventura, permettendoci di affrontare ogni giornata in modo anche prudente, sapendo di poter contare su un ritorno al campo base privo di stress e pressioni.

Se aggiungiamo anche la possibilità di riavvolgere il tempo di qualche minuto o fino a specifici checkpoint, funzione indispensabile quando ci si rende conto di aver sacrificato un numero eccessivo di Pikmin, è chiaro come si abbia tra le mani un gioco che punta ad offrire un’esperienza articolata e corposa ma che al tempo stesso non vuole essere punitivo o frustrante. Forse si sente un po’ la mancanza di una minima pressione sul giocatore, con il conteggio dei giorni che diventa una sorta di valutazione in tempo reale di quanto bene stia facendo.

Pikmin 4 brilla anche e soprattutto nei suoi dungeon sotterranei, che aprono al giocatore un numero consistente di livelli aggiuntivi ricchi di nemici, strutture e meccaniche differenti dalla superficie

Sempre in quest’ottica il nostro cagnolone Occin diventa una vera superstar, permettendo ai giocatori di vivere l’esperienza a un ritmo più spedito rispetto al passato grazie alla sua funzione quale mezzo di trasporto o alla possibilità di affidarsi al suo fiuto per farsi condurre in luoghi specifici senza dover armeggiare con la mappa, i puntatori (se ne possono assegnare 3) e il proprio senso dell’orientamento.

Compagno di inestimabile valore, progredendo nel gioco può imparare un vasto numero di abilità utilissimi, acquisendo resistenze a temperature o pericoli ambientali, crescendo in forza o imparando a scavare e nuotare come un campione, il tutto quasi fosse il personaggio di un RPG. E quando è proprio necessario è possibile separarlo da gruppo come “seconda squadra” per gestire due situazioni contemporanea, passando dal protagonista ad Occin con un semplice comando.

Uno dei “fogliolini” che incontreremo durante l’avventura, e che dovremo salvare

L’esplorazione è alleggerita anche dalla possibilità di spostare il proprio campo base in ogni sede opportuna (ce ne sono una manciata in ogni area e vanno prima liberate da eventuali nemici stanziali) e gestire le azioni del protagonista, di Occin e dei Pikmin con comandi rapidi che permettono una gestione comprensiva di “automatismi”, consentendo di lasciare che alcuni compiti vengano svolti in autonomia mentre il protagonista prosegue l’esplorazione.

È questa la filosofia del “Dandori”, l’arte di saper gestire più compiti contemporaneamente in modo ordinato ed efficiente, che spinge la complessità di Pikmin 4 ben oltre quella dei prequel. E la nostra capacità in questa disciplina verrà messa a dura prova dal buffo antagonista di Pikmin 4, anche lui dotato di tuta spaziale e cane di supporto, nonché capace di controllare i Pikmin. Come dite? Nonostante le foglioline su tutta la faccia assomiglia ad Olimar? Sarà sicuramente una coincidenza…

Pikmin 4 brilla anche e soprattutto nei suoi dungeon sotterranei, che aprono al giocatore un numero consistente di livelli aggiuntivi ricchi di nemici, strutture e meccaniche differenti dalla superficie, spesso offrendo vere e proprie dinamiche da puzzle game, oltre a mostrare una selva di nemici strepitosamente letali e terrificanti. Se già in superficie proverete un sussulto davanti ai crisantemi mimetici o altre bestie in grado di prendervi alla sprovvista quando meno ve lo aspettate, nei sotterranei si sprecano le situazioni al limite tra paura per la fisionomia dei nemici e l’imprevedibile letalità dei loro comportamenti.

Che paura questo boss! Ma con un amico è tutto più facile

Le sfide con i boss sono infatti il punto più alto del gioco sia per meccaniche che per crudeltà, in quanto vi faranno inevitabilmente perdere alcuni dei vostri Pikmin alla prima distrazione o nel momento in cui un attacco improvviso vi prenderà alla sprovvista. Sono creature in grado di assumere generose dimensioni, occupando lo schermo, e possono affidarsi a potenti armature per respingere gli attacchi, usare fuoco o elettricità per fare stragi, schiacciare col proprio corpo le creaturine, confonderle con gas misteriosi e – ovviamente – mangiarsele a grandi bocconi. Il rewind permette di rimediare agli errori, ma trivializza l’esperienza: lo userete davvero o proverete ad assumervi la responsabilità delle vostre azioni?

È questa la filosofia del “Dandori”, l’arte di saper gestire più compiti contemporaneamente in modo ordinato ed efficiente

Altro elemento di rilievo lo ritroviamo nella progressione, armonica e organica oltre ogni aspettativa: a conti fatti il giocatore potrebbe proseguire dritto per dritto soddisfacendo i criteri minimi per accedere alle nuove aree e alle nuove situazioni, ma l’esplorazione al 100% di ogni livello porta con sé il salvataggio di nuovi superstiti, i quali possono sbloccare intere meccaniche di gioco, i compendi dei collezionabili, nuove missioni, nuovi oggetti e potenziamenti e via dicendo, rendendo irresistibile ogni anfratto delle mappe e ogni angolo misterioso, a costo di “sprecare” qualche giornata solo per eseguire compiti minimi o spostare il campo base. E ogni sera i personaggi comprimari saranno lieti di riassumerci gli eventi con simpatici dialoghi (ce ne sono davvero tantissimi) che scandiscono lo scorrere dei giorni e i progressi del giocatore in modo partecipativo.

La sorpresa del gioco? Le missioni notturne! Dopo aver speso ben tre capitoli a ricordarci quanto la notte sia pericolosa, a questo giro avremo l’occasione di scoprire con i nostri occhi quanto possano essere ferali le creature al calar del sole affrontando delle sfide in stile Tower Defense armati di Occin e dei Pikmin iridescenti, un tipo unico di creatura in grado di generare luce e muoversi in velocità. Si tratta digressioni brevi e piacevoli, da affrontare per raccogliere una sostanza utile a liberare quei superstiti che, misteriosamente, hanno visto crescere delle foglie sul loro corpo. Chi si nasconderà sotto tutta quella clorofilla?

Le missioni notturne ci vedranno controllare solo i Pikmin iridescenti

L’esperienza è quindi piacevole, ricca, stratificata ma non solo: Pikmin 4 è anche un gioco esteticamente riuscitissimo, che riesce dare forma a un immaginario coerente e consistente, sfruttando al tempo stesso la (limitata) potenza di Nintendo Switch per offrire una delle grafiche più sorprendenti qualità e consistenza nella libreria della console. Se alcuni titoli recenti, uno su tutti Tears of the Kingdom, si sono trovati costretti a scendere a pesanti compromessi visivi nella conclusione dello sviluppo, nel caso di questo quarto capitolo invece la visione e la sua scala sono state evidentemente chiare fin da subito, proponendo un risultato finale estremamente convincente sotto ogni aspetto.

Per non parlare poi della componente audio, ricca di motivetti giocosi e temi delicati che vanno a creare la giusta atmosfera, facendo da contorno a effetti sonori azzeccatissimi – soprattutto nel caso delle creature – e alle irresistibili vocine dei Pikmin, che variano di velocità a seconda del numero delle creature coinvolte in alcune azioni. Ogni elemento audio è pesato a dovere negli ambienti chiusi, con echi e rifrazioni, introducendo crepitii e versi che possono far saltare sulla sedia.

Per non farsi mancare niente è presente anche una modalità a 2 giocatori per la storia principale

Per non farsi mancare niente è presente anche una modalità a 2 giocatori per la storia principale, che sfortunatamente non prevede la comparsa di un secondo personaggio e di un eventuale split-screen, limitandosi a far apparire a schermo un mirino con cui lanciare ciottoli sui nemici e accumulare, infliggendo danni nel tempo, oggetti da utilizzare a supporto. Si tratta di una opzione di gioco consigliabile più che altro ai genitori che vogliono assistere i figli nei momenti più tosti o alle coppie che vogliono condividere un’avventura single player risultando entrambi attivi, ma va tenuto conto che comporta un abbassamento della sfida davvero estremo, vista l’estrema efficacia dei colpi del secondo giocatore.

Diverse sono le Battaglie Dandori tra giocatori, che utilizzando la rappresentazione in split-screen presente anche nella modalità Storia per permettere a due esploratori di confrontarsi con le medesime regole viste durante l’avventura principale. Vince chi raccoglie più tesori, sottraendoli anche al nemico, e sfrutta i bonus per moltiplicare i propri punti. Un buon modo per testare le proprie abilità con altri giocatori, ma solo in locale.

Conclusioni

Pikmin 4 è colorato, divertente, chiassoso e furbo, ma a tratti è capace di diventare inquietante, esigente e impegnativo. È senza ombra di dubbio la migliore incarnazione della serie, capace di esprimere al meglio l’originalità e la genialità della sua formula originale in un’avventura capace di catturare il giocatore per 20 e più ore.

Ogni scelta di design introdotta, dal compagno canino all’esplorazione semplificata, si rivela utile a smussare gli elementi grezzi dei predecessori e al tempo stesso arricchire questo nuovo capitolo, portandolo a un livello qualitativo finalmente paragonabile senza incertezze alle produzioni principali di Nintendo.

Non è così facile immaginare necessariamente un successo a lungo termine per la serie intera, sempre molto peculiare, ma per quello che riguarda Pikmin 4 è giusto attendersi risultati positivi che vadano a premiare il lavoro svolto per modernizzare un concept che ha sempre faticato a esprimersi a dovere, anche perché nato e proseguito su piattaforme meno apprezzate rispetto alla piccola ibrida.

E finalmente, giunto su un hardware riconosciuto e apprezzato a livello come Nintendo Switch, Pikmin 4 può mostrare a tutti le sue qualità, in un pacchetto che trasporta in modo moderno e godibile l’originale ma un po’ acerba idea nata nel 2001, dando vita a un’indiscutibile gemma estiva.

Aquista Pikmin 4 da GameStop con questo link